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Superare l’influenza genitoriale

Tecniche per liberarsi dai condizionamenti familiari e vivere una vita più felice

CoachTania

– CoachTania – 

Psicologa, Mental Green Coach, Esperta di crescita, relazioni e benessere. 

stimolo visivo

Va detto, nel coaching non ci addentriamo nelle dinamiche infantili legate ai nostri genitori, che sono oggetto di altri percorsi di approfondimento, come ad esempio la psicoterapia. Nel coaching però si usa ciò che del passato e del presente può essere utile per definire, disegnare e costruire il futuro che si desidera nel profondo. E questo, spesso, finisce per risolvere o, quantomeno, sciogliere alcuni nodi legati a questa relazione originaria così importante.

Personalmente e in quanto psicologa, non sottovaluto mai l’importanza di alcune psico-dinamiche famigliari e, soprattutto, degli effetti che la nostra educazione ha avuto e ancora mantiene su di noi.

Infatti, anche se spesso non ce ne rendiamo neppure conto, e a prescindere dal tipo di rapporto che abbiamo oggi con i nostri genitori (o figure di accudimento primario), dentro di noi capita di scoprire che li abbiamo resi necessariamente una sorta di divinità.

Perché accade?

Perché nelle primissime fasi di vita, il loro accudimento è ciò che permette la nostra effettiva sopravvivenza. E allora impariamo a mettere in pratica tutti quei comportamenti che favoriranno le loro attenzioni: impariamo a compiacerli. Una sorta di faticoso allenamento costante.  Per fare questo, non riusciamo a vederli per ciò che sono – necessariamente esseri umani, con le loro fragilità e imperfezioni – ma costruiamo su di loro e per loro una immagine invincibile: degli idoli, appunto.

Non solo sopravvivenza

Ci sono altre ragioni per cui questo avviene. In primis il cosiddetto “modellamento sociale”: i bambini apprendono osservando e imitando gli altri, specialmente figure autorevoli come i genitori. Questo gli permetterà di essere accettati dal il loro gruppo sociale di riferimento. Ha a che fare dunque con l’appartenenza

Anche l’impostazione dei limiti è un altro modo importante attraverso il quale i genitori condizionano il comportamento dei loro figli. I limiti aiutano i bambini a comprendere i loro confini e a sviluppare il controllo degli impulsi e la responsabilità.

Insomma: i nostri genitori ci trasferiscono regole, limiti e valori per facilitare la nostra vita nel mondo. Solo che ci trasferiscono ciò che loro reputano giusto, e non è proprio e sempre detto che sia giusto anche per noi. L’intenzione è più che buona, il risultato non sempre lo è.

Come impattano questi idoli sul nostro presente

L’idolatria non si esaurisce in infanzia. Cosa significa? Che anche da adulti questi idoli, gli apprendimenti che ci hanno trasferito, le loro identità, i loro schemi di riferimento, definiscono i nostri valori, i nostri principi, che cosa sentiamo di poter fare e che cosa no. Di conseguenza impattano le nostre emozioni, i nostri pensieri, e di riflesso i nostri comportamenti.

Dunque ciò che abbiamo appreso in prima infanzia su ciò che è giusto o non lo è, che è lecito o non lo è, quali emozioni possiamo permetterci di vivere e esprimere, quali no; quali termini e parole possiamo usare, e quali no; addirittura quali obiettivi possiamo o dobbiamo perseguire, e quali no…tutto questo di condiziona, ancora oggi.

Non ci credi? Ecco un esempio:

1. Senti di potere vivere ed esprimere liberamente la tua rabbia? Oppure senti che non è “giusto”?

2. Senti di poter esprimere o vivere liberamente la tua sessualità? Oppure senti che è sbagliato?

3. Senti di avere diritto di dire di no ogni volta che qualcosa non ti sta bene? Oppure senti che è sconveniente, addirittura pericoloso perché potrebbe mettere in crisi le tue relazioni?

Ecco, se hai risposto nella sfera dell’”oppure” a una di queste domande, questo articolo fa per te.

Spesso, molto spesso, le nostre convinzioni su ciò che dobbiamo e possiamo fare, su come dobbiamo e possiamo esprimerci, su ciò che possiamo o non possiamo provare, derivano proprio da loro, dai nostri idoli: mamma e papà. Due divinità create, che abbiamo messo nostro malgrado sul piedistallo fin dai primi giorni di vita, poiché a loro era legata la nostra sopravvivenza. E a ogni conferma o disconferma di attenzione da parte loro, in base a come progressivamente imparavamo a comportarci, si è legata la nostra sempre più radicata convinzione di doverci comportare in un certo modo, per essere meritevoli di attenzione e dunque d’amore.

E anche in età adulta, al di là del nostro grado di ribellione a quegli schemi, finiamo per lasciare a questi idoli il governo della nostra “casa”: corpo e mente, quindi decisioni e azioni.

Cosa c’entra il coaching con tutto questo?

Il coaching ti permette di fare chiarezza prima di tutto su ciò che desideri davvero, lasciando da parte tutti i tuoi se e i tuoi ma, e soprattutto andando oltre i tuoi istintivi “è giusto” o “è sbagliato”.

Grazie al coaching puoi comprendere meglio quali siano gli schemi che hai appreso, i valori che ti sono stati insegnati, le emozioni che ti permetti o meno di provare, differenziandoli da ciò che hai dentro di te, nel tuo profondo: ciò che desideri per davvero, ciò che oggi ti è utile e funzionale e ciò che non lo è più così tanto.

Il coaching ti permette di mettere a fuoco ciò che è tuo davvero da ciò che non lo è (o non lo è più), di identificare i condizionamenti che hai ricevuto, dargli un nome, distaccarli da te e poi lasciarli andare, grazie alla definizione di un obiettivo autenticamente vicino al tuo cuore.

E tutto questo lo fa senza necessariamente smantellare la figura così importante dei tuoi genitori. Semmai restituisce dignità a quei due esseri umani, che hai tuo malgrado caricato di un significato distante dalla realtà, accogliendo che, in fin dei conti: sono esseri umani. In questo senso, una pratica che consiglio a tutti è quella del benvenuto.

Un esercizio di coaching per cominciare

Un primo, primissimo passo è accogliere proprio quest’ultima essenziale verità: i nostri genitori sono umani e non divini. Sono imperfetti, esattamente come noi, ma questo non significa che ciò che ci hanno insegnato sia tutto da buttare. Qualcuno di quegli insegnamenti ci è ancora utile, ma siano noi a poter decidere cosa, e in che misura. Il loro potere su di noi adulti lo stabiliamo noi, consapevolmente. Gli schemi appresi possono essere modificati e non è necessariamente vero che questo implichi sempre sofferenza. Lavoro e impegno, questo sì, senza dubbio.

Non dobbiamo rifiutare gli insegnamenti appresi, ma accoglierli come tali, identificarli e imparare a separarli dal nostro giudizio adulto e dai nostri reali desideri e bisogni oggi.

Una volta compreso questo, ti suggerisco di prenderti un pochino di tempo e rispondere con sincerità a queste domande, ascoltando la tua “pancia”:

  • Quali sono le verità che dai per scontate? Quegli imperativi assoluti che applichi a ogni giudizio della tua vita?
  • Quali sono i valori che consideri leggi assolute, infrangibili e che magari ti stanno bloccando in questo momento?
  • Quali le convinzioni, i giudizi su di te e sul mondo, che applichi doverosamente a ogni contesto, ma sotto sotto senti che non ti appartengono fino in fondo?

C’è un elemento che ti può aiutare a individuarli con precisione: la frustrazione. Quando provi frustrazione per avere agito un certo comportamento, molto probabilmente quel comportamento non è guidato dal tuo cuore e dal tuo desiderio autentico. E quando senti che “non ci sono alternative”, forse è proprio uno di quegli imperativi che ti sta guidando nella decisione.

Quando infatti sentiamo che non ci siano altre opzioni, spesso è perché nel nostro profondo sta lavorando quel concetto di “giusto o sbagliato” che abbiamo appreso, ma che intimamente il nostro cuore rifiuta. E così ci sentiamo in eterno conflitto, e finiamo per mettere in atto comportamenti che non sono ciò che vorremmo davvero.

Un esempio banale (ma non troppo) è: conosci qualcuno che sotto le feste si sente infelice perché “forzato” a delle celebrazioni che non desidera? Qui qualche consiglio pratico sulla gestione di situazioni simil (=l’arte di dire no).

Se qualcosa di questo articolo ti ha risuonato, ma non sai esattamente come andare avanti nel tuo percorso di scoperta: contattami.

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